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   <title><![CDATA[Wide Awake]]></title>
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   <description><![CDATA[<p align="center"><strong>If I could through myself<br />Set your spirit free<br />I'd lead your heart away<br />See you break, break away<br />Into the light...<br />And to the day<br /></strong>U2 ~ Bad</p>
<p align="left">Una strofa tratta da una canzone sulla dipendenza dalla droga, per descrivere la mia dipendenza dalla penna. Scrivere &egrave; la mia droga, questo blog la mia disintossicazione.</p>]]></description>
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   <pubDate>Mon, 12 May 2008 21:13:51 +0200</pubDate>
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       <title>Wide Awake</title>
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       <title><![CDATA[Io uccido, di Giorgio Faletti]]></title>
       <description><![CDATA[<a target="_blank" href="http://www.anobii.com/books/015b9494a2e1ead3f4/" title="Per saperne di più su Io uccido"><img border="0" align="left" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=015b9494a2e1ead3f4&amp;time=0" title="Per saperne di più su Io uccido" alt="Immagine di Io uccido" style="padding: 5px;" /></a> Mi sono avvicinata a questo libro attratta dalle recensioni che avevo letto: recensioni che lo osannavano e altre che invece lo stroncavano senza piet&agrave;. Mi incuriosiva un libro che generava reazioni cos&igrave; totalmente opposte, e appena ho visto il bookring mi ci sono fiondata. Per quanto riguarda i commenti, io mi piazzo nel mezzo.<br />Innanzitutto, ho trovato la trama interessante, anche se un po' troppo prevedibile a tratti, ma &quot;rovinata&quot; da uno stile eccessivamente ricco di dettagli; dettagli che a volte non servono a definire il personaggio o a far luce sul mistero del serial killer, ma sono buttati l&igrave; e appesantiscono. Per fare un esempio, viene descritto un mobile &quot;di faggio piegato a vapore&quot;: ma in quel contesto non serviva a molto sapere nemmeno il materiale del mobile, anzi. Il libro &egrave; costellato di queste sottigliezze, ma quando le si trova spesso in quasi 700 pagine di romanzo si arriva alla fine sentendosi quasi sovraccarichi di informazioni. E' molto azzeccata, secondo me, la scelta di dare ad ogni vittima una passato, una descrizione precisa di ci&ograve; che sono e di come vivono, e cosa pensano, e mi sono piaciuti i capitoli con cui l'autore entra nella psicologia dell'assassino. Ma anche qui, a volte le spiegazioni sono &quot;troppe&quot;: ci sono momenti in cui viene descritta ogni singola azione, come quando un personaggio risponde al cellulare, o quando esce di casa e va alla macchina, o le tre pagine circa per descrivere un salvataggio...ci sono stati momenti in cui pensavo che mi sarebbe stato detto anche che il personaggio inspirava ed espirava. Insomma, molte sottigliezze e dettagli che potrebbero essere tagliati senza fare alcun danno alla trama, anzi: ne gioverebbe in livello di tensione, in velocit&agrave; d'azione.<br />Altro piccolo punto a sfavore: la trama. E' piuttosto lineare: un serial killer uccide, sfida a modo suo gli investigatori, la polizia indaga, succede qualche casino a livello politico, soluzione del caso e lieto fine per quasi tutti. Abbastanza classica come cosa, se non che ho capito chi era l'assassino tipo a pagina 100 e ne rimanevano ancora oltre 600 da leggere...e 600 pagine solo per vedere se ci hai visto giusto oppure no sono tantine. Inoltre ho avuto una certa antipatia per il personaggio di Frank, che mi &egrave; sembrato a volte di un buonismo fastidioso: oltretutto, il fatto che abbia intuizioni improvvise, senza che al lettore venga spiegato cosa lo ha spinto ad averle, non giova alla sua immagine...a volte sembra un po' un <span style="font-style: italic;">deus ex machina</span> fatto carne, e non mi &egrave; piaciuto molto come lui capisse tutto quasi senza informazioni. Mi piaceva invece moltissimo il personaggio di Nicolas Hulot, soprattutto nel rapporto con la moglie.<br />Una cosa mi ha lasciato abbastanza indifferente: l'ambientazione della vicenda a Montecarlo. Ho letto alcune recensioni che criticavano questa scelta, ma personalmente a me non ha dato granch&egrave; fastidio: un po' per&ograve; potrebbe derivarne dalla dovizia di particolari sulle vie percorse dai personaggi. Ma tutto sommato credo che l'ambientazione sia accettabile e verosimile; i difetti secondo me sono altri.<br />Insomma, gli do un 6 stiracchiato. Non mi ha entusiasmato, non sono rimasta sulle spine fino all'ultima pagina come per altri thriller, ma comunque non me la sento di stroncarlo del tutto. E' carino, un buon libro da vacanza, ma nulla di pi&ugrave;.]]></description>
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       <pubDate>Mon, 12 May 2008 21:13:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=525"><![CDATA[Io uccido, di Giorgio Faletti]]></source>
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       <title><![CDATA[7 maggio 2008]]></title>
       <description><![CDATA[Dovrei scrivere/ricopiare la storia per la sfida con Defender, altrimenti la giudice mi uccide per il tremendo ritardo. E' che in questi giorni sono svogliata in tutto: nello studio, nel lavoro, nel leggere e nello scrivere. L'idea &egrave; chiarissima, nella mia testa, e alcune frasi buttate gi&ugrave; su un quaderno non mi sembrano nemmeno tanto male. E' solo che non mi viene voglia n&egrave; di continuare n&egrave; di copiare, complice anche un mal di testa che mi assilla a intervalli pi&ugrave; o meno regolari da luned&igrave; della settimana scorsa.<br />Per&ograve; l'idea &egrave; chiara, lo svolgimento anche, mi rammarico solo di non aver trovato un vecchio file dove l'avevo buttata gi&ugrave; in fretta in relazione ad un altro progetto. Posso farcela, insomma, e oggi pomeriggio, o stasera, ruber&ograve; un po' di tempo allo studio e la finir&ograve;. E chiss&agrave; che non sia un modo per ricominciare ad essere pi&ugrave; regolare.]]></description>
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          <category domain='http://www.iobloggo.com/archive.php?blogid=13094&amp;cid=35830'>Diario</category>
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       <pubDate>Wed, 07 May 2008 11:56:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
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       <title><![CDATA[Piccole cose inutili]]></title>
       <description><![CDATA[Fate crescere <a href="http://wideawake.myminicity.com/" target="_blank"><span style="font-weight: bold;">la mia citt&agrave;</span></a>, su.]]></description>
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       <pubDate>Tue, 06 May 2008 20:43:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
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       <title><![CDATA[Bah]]></title>
       <description><![CDATA[<a href="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=522">Questo post è protetto da password.<br>Leggi...</a>]]></description>
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          <category domain='http://www.iobloggo.com/archive.php?blogid=13094&amp;cid=40271'>Curiosità e aneddoti</category>
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       <pubDate>Mon, 05 May 2008 15:31:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=522"><![CDATA[Bah]]></source>
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       <title><![CDATA[Bruciata viva, di Suad]]></title>
       <description><![CDATA[<a target="_blank" href="http://www.anobii.com/books/015dd6dd87cf1f3443/" title="Per saperne di più su Bruciata viva"><img border="0" align="left" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=015dd6dd87cf1f3443&amp;time=0" title="Per saperne di più su Bruciata viva" alt="Immagine di Bruciata viva" style="padding: 5px;" /></a> Suad vive in un piccolo villaggio della Cisgiordania, dove ci si veste a lutto quando nasce una femmina, sempre che non la si soffochi nella pelle di pecora appena sguscia fuori dalla madre. Suad deve camminare a testa bassa, senza guardare in viso gli uomini, perch&egrave; allora diventerebbe una puttana e la sua famiglia potrebbe ucciderla per lavare l'onta del suo peccato. Suad deve lavorare come una schiava per un padre indegno di questo nome, cos&igrave; come &egrave; indegno d'essere chiamato uomo. Suad deve fare ogni cosa in maniera perfetta, ma non c'&egrave; perfezione che la salvi dalle botte. Una notte, &egrave; rimasta legata insieme alla sorella a un palo, nella stalla, con un fazzoletto in bocca per non urlare. Il padre di Suad pensa che le pecore siano meglio delle figlie femmine, perch&egrave; portano soldi. Invece le figlie femmine sono disgrazie.<br />Suad &egrave; la terza delle sue sorelle, e deve aspettare il suo turno per sposarsi. Ma la maggiore si &egrave; sposata, e l'altra sorella sembra destinata a rimanere zitella: e Suad non sopporta di essere derisa per il suo mancato matrimonio, e scalpita perch&egrave; sa che un uomo ha chiesto di lei ma deve aspettare il suo turno. Suad vuole essere libera, vive nel costante terrore del padre, delle botte e della minaccia di morte che le pende addosso per il suo semplice essere donna. Allora d&agrave; appuntamento al suo innamorato, che si prende gioco di lei e la mette incinta. Per Suad &egrave; la fine: appena sapr&agrave; del bambino, lui sparir&agrave;, e lei verr&agrave; condannata a morte in una riunione di famiglia. Il fuoco le distrugger&agrave; il volto, le braccia, le incoller&agrave; il mento al petto, e nessuno la curer&agrave;, fino a che Jacqueline, che lavora per un'associazione umanitaria, recuperer&agrave; lei e il suo bambino, la far&agrave; curare e le dar&agrave; la possibilit&agrave; di avere una vita nuova.<br />Suad &egrave; uno pseudonimo, perch&egrave; se la sua famiglia natale scoprisse dove vive adesso, potrebbe raggiungerla e assassinarla, perch&egrave; rimanere incinta prima del matrimonio, o anche solo parlare con un uomo, &egrave; una macchia sull'onore della famiglia, macchia che va eliminata insieme alla peccatrice. Suad ancora oggi racconta di avere il terrore del fuoco, dei fiammiferi, di dover controllare lei stessa che i fornelli siano spenti, di non riuscire a vedere un film in cui ci sono scene di incendi senza risentirsi il fuoco che suo cognato le ha gettato addosso, senza rivedersi correre via in fiamme per essere soccorsa da due donne, in strada.<br />Suad descrive una societ&agrave; in cui le donne sono vittime delle leggi, in alcuni casi atroci e barbare, degli uomini, volte solo a mantenere le donne nell'ignoranza e nella schiavit&ugrave;. Non c'&egrave; rispetto per la donna, non c'&egrave; nemmeno solidariet&agrave; tra donne, c'&egrave; solo la solitudine del terrore, della paura e della vergogna.<br />Sono tremende le scene in cui Suad racconta la visita ricevuta in ospedale dalla madre, le &quot;cure&quot; che riceve, l'assoluta normalit&agrave; che ai nostri occhi sembrano cos&igrave; atroci. E' tremendo il modo in cui Suad reagisce quando arriva in Europa, convinta che tutto sia come nel suo piccolo villaggio: la paura sincera di vedere uccise le donne in minigonna, il sollievo commovente con cui ringrazia Dio che siano vive. E' tremenda la gioia che lei e le sue sorelle provano quando il padre si fa male, perch&egrave; significa meno botte.<br />La storia di Suad &egrave; la storia di una donna sopravvissuta al fuoco, ma che deve andare per strada con le maniche lunghe, i pantaloni, il collo alto, la maschera sul viso, perch&egrave; il fuoco l'ha deturpata in maniera orribile. Si definisce prigioniera della sua pelle, nonostante sia un paese libero: ed &egrave; come se fosse ancora prigioniera degli uomini che l'hanno condannata al fuoco, bruciata, con la speranza che morisse. La storia di Suad andrebbe letta da tutti, uomini e donne. Se do cos&igrave; tante stelline al libro non &egrave; per il suo valore letterario: &egrave; per il suo valore di libro in grado di aprire gli occhi, come <span style="font-style: italic;">Murata viva</span> di Leila, su consuetudini che distruggono le donne, dentro e fuori. Suad forse ancora non si accetta del tutto, come donna. In svariate parti del mondo, le donne pensano di valere meno delle pecore, perch&egrave; gli uomini decidono cos&igrave;.<br />E' significativa una delle frasi finali del libro: Suad spera che arrivi nel suo paese, e che gli uomini non lo brucino. Ma che speranza ha, il suo libro, in un paese in cui le donne sono volutamente tenute analfabete?<br /><span style="font-style: italic;">Bruciata viva</span> &egrave; un libro durissimo, un'esperienza di lettura che, come donna, mi ha sconvolto, mi ha commosso, mi ha strappato lacrime di rabbia e frustrazione. Ma &egrave; una lettura che va fatta, per salvare tutte le donne come Suad, che possono essere ancora salvate, o almeno, non dimenticate.]]></description>
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       <pubDate>Sun, 04 May 2008 18:12:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=521"><![CDATA[Bruciata viva, di Suad]]></source>
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       <title><![CDATA[4 maggio 2008]]></title>
       <description><![CDATA[Complimenti, mi dice Iobloggo: scrivendo questo post sar&ograve; a 500.<br />E mi dispiaceva &quot;sprecare&quot; questo traguardo con un'altra recensione, perch&egrave; in fin dei conti questo &egrave; il blog delle mie storielle, non il mio diario di lettura. E quindi eccomi qui, a festeggiare i 500 post con un diario striminzito su quello che &egrave; successo dall'ultima volta a oggi.<br />C'&egrave; un tempo per scrivere, e c'&egrave; un tempo per leggere. Sono sempre stata cos&igrave;, io: mesi di produzione incessante di storie, anche se non eccelse, che appagano il mio bisogno di scrivere e comunicare, e poi un silenzio chiuso, quasi ostile, che sfogo nella lettura. Avrete notato, dalle recensioni comparse qui, che questo era il tempo di leggere.<br />Il tempo di scrivere sta lentamente tornando: ho partecipato a un contest, con una storia a dir poco pessima, che ha incontrato il destino che ha avuto fin dall'inizio: il cestino e l'oblio (nonch&egrave; la mia soddisfazione nel vederla bruciare nel camino). Ho qualche sfida, qualche richiesta, qualcosa da rimettere in moto. Le idee ci sono, il tempo basta organizzarsi per trovarlo: e io con l'organizzazione faccio a pugni da sempre.<br /><br />Per&ograve; torna, ecco, e mi sento meno sola, quando scrivo, mi sento pi&ugrave; viva, mi sento pi&ugrave;... vera. Ecco. Scrivere &egrave; una questione personale, intima, vitale, e quando torno a farlo, cos&igrave; come quando torno a leggere dopo una pausa, mi sento a posto, come tornata a casa.<br />Non so dire quando torneranno ad esserci, qui, gli aggiornamenti, gli avvisi, i diari: per&ograve; so che stanno per tornare, e questo mi basta.]]></description>
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          <category domain='http://www.iobloggo.com/archive.php?blogid=13094&amp;cid=35830'>Diario</category>
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       <pubDate>Sun, 04 May 2008 14:31:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
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       <title><![CDATA[Sette anni nel Tibet, di Heinrich Harrer]]></title>
       <description><![CDATA[<a target="_blank" href="http://www.anobii.com/books/01e6616e6a301e64e1/" title="Per saperne di più su Sette anni nel Tibet"><img border="0" align="left" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=01e6616e6a301e64e1&amp;time=0" title="Per saperne di più su Sette anni nel Tibet" alt="Immagine di Sette anni nel Tibet" style="padding: 5px;" /></a> <span style="font-style: italic;">Sette anni nel Tibet</span> non &egrave; solo l'autobiografia di Harrer: &egrave; anche una toccante testimonianza di ci&ograve; che era il Tibet prima dell'invasione cinese che ha costretto il Dalai Lama all'esilio e che ha sistematicamente distrutto i simboli della cultura e della religione tibetana.<br />Il resoconto di Harrer inizia nel 1939, quando grazie alle sue doti di sportivo e alpinista viene invitato a partecipare alla spedizione sul Nanga Parbat. Qui per&ograve; viene catturato e imprigionato in un campo inglese in seguito allo scoppio della seconda guerra mondiale. Harrer per&ograve; &egrave; uno spirito libero, la prigionia gli sta stretta, e cerca di evadere pi&ugrave; delle volte dal campo: e il suo secondo tentativo ha successo, e riesce a penetrare nel Tibet, dove lui e l'amico che lo accompagna, Aufschnaiter, incontreranno numerose difficolt&agrave; e dovranno quindi aguzzare l'ingegno per ottenere il permesso di rimanere nel Tibet e di giungere alla citt&agrave; santa, Lhasa, dove tradizionalmente risiede il Dalai Lama. Gran parte del libro racconta delle disavventure dell'autore e del suo amico, di come siano riusciti ad attraversare il Tibet anche nelle peggiori condizioni metereologiche, e di come siano infine giunti a Lhasa, dove la piet&agrave; e la compassione dei cittadini si trasforma via via in accettazione. Il libro &egrave; anche costellato dalla descrizione degli scenari naturali, dei monasteri, e degli usi e costumi del popolo. Si scopre quindi l'atteggiamento dei tibetani nei confronti della morte, il modo in cui affrontano il lutto, il modo in cui trattano gli animali, e la venerazione a tratti toccante per il proprio dio-re, il Dalai Lama. Harrer racconta con l'occhio dell'europeo ci&ograve; che vede, la superstizione del popolo, la sua incrollabile fede negli dei, negli oracoli e nei buoni e cattivi presagi, descrive lo sfarzo pesante delle feste e delle cerimonie, e osserva l'incredibile tolleranza dei tibetani nei confronti delle altre religioni. Harrer arriver&agrave;, alla fine, a diventare amico del Dalai Lama, che, ancora bambino, ne seguiva gli spostamenti e le opere con un binocolo: e godr&agrave; per questo di svariati privilegi che cesseranno di colpo quando la minaccia dell'invasione cinese si far&agrave; pressante.<br />La parte finale del libro &egrave; commovente. L'invasione delle truppe cinesi e gli accordi di facciata colpiscono il lettore che ha imparato ad amare questo Paese inesplorato e la sua gente pacifica, anche se poco progredita. Le ultimissime pagine descrivono gli avvenimenti storici che si sono susseguiti in Tibet, con la lotta per libert&agrave; del popolo, con la difesa incredibile e toccante di migliaia di tibetani che si schierano davanti all'ingresso della residenza estiva del Dalai Lama per impedirne il rapimento o, peggio, l'assassinio da parte delle autorit&agrave; cinesi, un muro umano che verr&agrave; trucidato ma che ha permesso al Dalai Lama di fuggire in India, dove ancora oggi si trova il governo in esilio. Sono pagine forti, che raccontano dei milioni di morti, delle migliaia di monasteri distrutti, di quello che di fatto &egrave; ci&ograve; che il Dalai Lama stesso ha definito &quot;genocidio culturale&quot;. L'epilogo in particolare, scritto nel 1996, spiega come della Lhasa descritta nel corso del libro sia rimasto poco e nulla. In questo senso, anche Harrer ha contribuito a lottare per la causa del Tibet, facendo conoscere al mondo il Paese che lui visit&ograve; e che ora &egrave; quasi irriconoscibile. Sono pagine forti anche perch&egrave; si pu&ograve; leggere una sorta di indifferenza del resto del mondo nei confronti nel Tibet: Harrer spiega come, nel 1996, la Commissione per i diritti umani condann&ograve; sei nazioni, ma tra queste non figurava la Cina. Fino ad ora il Tibet ha ricevuto manifestazioni di solidariet&agrave;, manifestazioni di stima e rispetto nella figura del Dalai Lama, promesse a cui per&ograve; non seguono azioni.<br />Lo stile del libro non &egrave; certo accattivante, e del resto non &egrave; nelle intenzioni dell'autore che lo sia: si limita ad esporre i fatti, e ci pensa la cultura e il Paese che descrive a rendere il tutto affascinante. I pochi fronzoli che l'autore si concede rendono forse il testo ancora pi&ugrave; incisivo.<br />Credo sia importante leggere questo libro, per capire anche gli avvenimenti dei giorni nostri.<br /><br />Un'ultima cosa: ho ricevuto il libro tramite un bookring che &egrave; stato lanciato in segno di solidariet&agrave; al popolo tibetano e alla sua sete di libert&agrave;. Chiunque volesse iscriversi pu&ograve; visitare <a target="_blank" href="http://www.bookcrossing-italia.com/bookrings/dettaglio/1126"><span style="font-weight: bold;">questa pagina</span></a>, iscriversi a Bookcrossing Italia e mettersi in coda per riceverlo.]]></description>
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       <pubDate>Sat, 03 May 2008 21:03:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
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   <item>
       <title><![CDATA[Il club dei filosofi dilettanti, di Alexander McCall Smith]]></title>
       <description><![CDATA[<a target="_blank" href="http://www.anobii.com/books/0116f953f23e9f266a/" title="Per saperne di più su Il club dei filosofi dilettanti"><img border="0" align="left" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=0116f953f23e9f266a&amp;time=0" title="Per saperne di più su Il club dei filosofi dilettanti" alt="Immagine di Il club dei filosofi dilettanti" style="padding: 5px;" /></a> La prima cosa che ho pensato, quando ho chiuso il libro, &egrave; stato: bah. Non sono nemmeno sicura che possa essere considerato un giallo, dato che, secondo me, manca di quella componente che in un giallo considero fondamentale: la tensione investigativa, le macchinazioni di chi vuole nascondere la verit&agrave; e le intuizioni di chi, invece, vuole scoprirla a tutti i costi.<br />La protagonista, Isabel, assiste nelle primissime righe del romanzo alla rovinosa caduta di un giovane uomo dal loggione del teatro in cui si trova. Il ragazzo muore e la nostra Isabel, che ragioner&agrave; di filosofia morale per tutto il libro, si sente in dovere di scoprire cosa sia successo esattamente e se si tratta di un incidente o piuttosto di un omicidio. La soluzione del mistero, per&ograve;, viene spessissimo lasciata da parte per dare spazio alle riflessioni di Isabel, che &egrave; una filosofa e che dirige una rivista sull'etica. Il problema &egrave; che queste riflessioni mi sono spesso sembrate un po' tirate per i capelli: la protagonista interrompe spesso le conversazioni con le persone per tirare in ballo Hume, Kant, Freud e via discorrendo. Capisco il fatto che sia una filosofa, ma questo ragionare dei sistemi elaborati dai grandi mi &egrave; sembrato un po' forzato, e a volte sembra quasi che questi nomi e queste riflessioni siano messe l&igrave; per far sembrare la protagonista colta e raffinata e dalla mente aperta, ma non sempre raggiungono lo scopo, anzi: il pi&ugrave; delle volte sembra una donna inacidita e piena di pregiudizi, che giudica le persone a volte anche solo dal loro aspetto (come fa con i ragazzi coi piercing), estremamente snob, e il suo atteggiamento non la rende affascinante al lettore, anzi, a volte mi &egrave; risultata estremamente fastidiosa, come quando esprime luoghi comuni vecchissimi e superatissimi sull'Italia e sugli italiani (spero mi perdonerete il momento di campanilismo).<br />Altra cosa che mi ha lasciata perplessa &egrave; il ruolo del Club dei filosofi dilettanti, che d&agrave; il titolo al romanzo: prima di iniziare a leggere immaginavo, e riconosco la mia completa e stupida ingenuit&agrave;, che l'opera di investigazione fosse condotta dal club, ma non &egrave; cos&igrave;: il club viene nominato due-tre volte nel corso del romanzo, e non riveste alcuna importanza nemmeno per la protagonista, che pure l'ha fondato. In compenso, veniamo a contatto pi&ugrave; spesso con gli articoli che Isabel riceve in quanto direttrice della &quot;Rivista di etica applicata&quot;, ma anche qui, non hanno alcun ruolo all'interno del romanzo, se non quello di mostrarci la cultura di Isabel e spesso la sua spocchia.<br />In definitiva, il giallo in questo romanzo &egrave; proprio pallidissimo. E' talmente sullo sfondo che a volte ci si dimentica che c'&egrave;, e quando poi si arriva alla soluzione, si ha una delusione tremenda. Isabel non riesce a suscitare simpatia, proprio perch&egrave; d&agrave; spesso l'impressione di mettersi su un piedistallo da cui giudica gli altri, nonostante non se ne renda conto. Abbiamo di fronte, come lei stessa si definisce, una zitella inacidita, e ci vorrebbe molta meno boria da parte sua per trovarla simpatica. E con me non funzionerebbe nemmeno, perch&egrave; la simpaticona detesta Kant e io invece lo adoro :)<br />Insomma, non &egrave; un romanzo bellissimo, ma nemmeno pessimo. Anche se svicola dal giallo tante volte, mi ha comunque attirato fino alla fine per capire cosa fosse successo al morto della prima pagina e cosa sarebbe successo ad altri personaggi. Ma sono rimasta piuttosto delusa dal finale, e in definitiva troppe cose non mi tornano. Non mi &egrave; chiaro per nulla il significato del titolo, per esempio, e non capisco lo scopo del club, che &egrave; praticamente inesistente; rimangono in sospeso di un paio di cose, ma questo &egrave; anche comprensibile, dato che c'&egrave; un secondo romanzo della serie. Come giallo lo boccerei; come introspezione del personaggio &egrave; comunque buona, anche se non &egrave; sempre piacevole. Insomma, si guadagna la sufficienza, ma nulla pi&ugrave;, secondo me.]]></description>
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       <pubDate>Mon, 28 Apr 2008 22:36:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=518"><![CDATA[Il club dei filosofi dilettanti, di Alexander McCall Smith]]></source>
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       <title><![CDATA[Caffè Babilonia, di Marsha Mehran]]></title>
       <description><![CDATA[<a href="http://www.anobii.com/books/013de1d87855c77203/" title="Per saperne di più su Caffè Babilonia"><img border="0" align="left" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=013de1d87855c77203&amp;time=0" title="Per saperne di più su Caffè Babilonia" alt="Immagine di Caffè Babilonia" style="padding: 5px;" /></a> Protagonista indiscussa di <span style="font-style: italic;">Caff&egrave; Babilonia</span> &egrave; la cucina orientale, con i suoi aromi speziati, le sue prelibatezze che stuzzicano i palati occidentali, abituati a ben altri sapori. Protagonista &egrave; soprattutto la cucina di Marjan, sorella maggiore di Bahar e Layla, che, fuggite dall'Iran prima della rivoluzione, hanno trovato rifugio prima a Londra e poi a Ballinacroagh, un villaggio dell'Irlanda occidentale. E qui cercano di ricominciare una nuova vita, affittando dalla vedova Delmonico, una donna dolcissima e adorabile, il negozio in cui lei e suo marito, oramai morto da cinque anni, hanno gestito una pasticceria e panetteria che ha portato in Irlanda i sapori di Napoli. E l&igrave; iniziano un'attivit&agrave; di caffetteria, che serve leccornie della cucina tipica orientale, insaporite dalle mani magiche di Marjan e dalle erbe che ha imparato a coltivare fin da bambina.<br />Il romanzo &egrave; senza pretese, ma le tematiche che affronta non lo sono di certo. Le tre sorelle sono tre arabe, accolte con diffidenza in una comunit&agrave; chiusa, osteggiate perch&egrave; la loro attivit&agrave; intralcia i progetti di Thomas McGuire, lo spaccone del paese, proprietario di una catena di birrerie. Il villaggio possiede tutti i tratti dei villaggi di provincia: le donne anziane che fanno cerchio ed escludono le nuove arrivate, soprattutto se straniere, i pettegolezzi, la classificazione delle persone anche solo sulla base dei sentito dire. La storia intreccia il desiderio di ricostruirsi una vita, di fuga da un passato difficile, all'amore fresco dei sedici anni di Layla. E insieme affronta il razzismo, le differenze culturali, la convivenza tra persone di nazionalit&agrave; diverse e proveniente da culture e religioni differenti, la capacit&agrave; di integrazione, la voglia di lavorare sodo di tre ragazze il cui passato viene svelato poco a poco, nel corso del libro, come se anche noi fossimo avventori del caff&egrave; a cui le protagoniste rivelano la propria storia quando si sentono pronte a farlo.<br />L'importanza della cucina, vera arte di Marjan e vero toccasana all'interno della storia, &egrave; sottolineata dal fatto che ogni capitolo si apre con una ricetta su cui poi le tre sorelle lavoreranno nelle pagine seguenti. E la forza del romanzo sta soprattutto, secondo me, in questo rapporto cos&igrave; stretto con il cibo, con la propria cucina, che &egrave; la pi&ugrave; buona del mondo perch&egrave; &egrave; quella del proprio paese natale, e ricorda l'infanzia, i genitori, la famiglia, le proprie radici. Ho trovato a tratti commovente questo legame delle protagoniste con le spezie, le tradizioni, le ricette del proprio paese, soprattutto quando leggevo dell'ostilit&agrave;, spesso immotivata, dei personaggi negativi. Il romanzo riesce a far sentire gli odori, e i sapori, e sembra di vederselo davanti agli occhi il Caff&egrave; Babilonia.<br />Come dicevo, la storia &egrave; senza pretese, anche piuttosto lineare e banale, se vogliamo. Ma &egrave; un modo per vedere l'integrazione degli stranieri, per chiedersi cosa sia stato a farli decidere di sradicarsi dal proprio paese, da cosa fuggano, in certi casi. Il romanzo tocca questi argomenti senza approfondirli troppo, e se questo da una parte pu&ograve; sembrare un difetto, dall'altra permette al lettore di rifletterci per conto proprio e giungere alle proprie conclusioni.<br />La lettura &egrave; stata estremamente piacevole, scorrevole, e anche interessante: mi sono copiata tutte le ricette del libro e magari un giorno o l'altro le prover&ograve;. Ma mi ha fatto venire anche voglia di conoscere meglio le tradizioni culinarie della mia citt&agrave; natale, e di conoscere quelle degli altri paesi del mondo. E mi ha strappato un sorriso nella descrizione cos&igrave; precisa degli usi e costumi di un piccolo villaggio. Li ho trovati talmente ben descritti che ci potevo riconoscere personaggi del mio paesello.<br />In definitiva, un romanzo godibilissimo, a cui magari manca una maggiore profondit&agrave; nelle tematiche che si trova, volente o nolente, ad affrontare, ma che rimane comunque un romanzo carino e piacevole con cui trascorrere un pomeriggio.]]></description>
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       <pubDate>Sun, 27 Apr 2008 21:52:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
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       <title><![CDATA[Una vita da lettore, di Nick Hornby]]></title>
       <description><![CDATA[<a href="http://www.anobii.com/books/011680e632b6635d5f/" title="Per saperne di più su Una vita da lettore"><img border="0" align="left" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=011680e632b6635d5f&amp;time=0" title="Per saperne di più su Una vita da lettore" alt="Immagine di Una vita da lettore" style="padding: 5px;" /></a> <span style="font-style: italic;">Una vita da lettore</span> non &egrave; esattamente un libro: &egrave; una raccolta di articoli apparsi su una rivista letteraria, il <span style="font-style: italic;">Believer</span>, che per&ograve; ha delle regole ben precise: non vuole pubblicare stroncature. Non si direbbe che questo fermi la penna di Hornby dall'esprimere le sue opinioni, ma di certo la limita, anche solo nel rendere anonimi gli autori dei libri senza titolo che purtroppo stanno nella lista degli abbandonati o interrotti. E' anche per questo motivo che l'ho infilato in &quot;critica letteraria&quot;, sebbene non sia esattamente il genere adatto.<br />Ogni mese tra il settembre 2003 e il giugno 2006 l'autore stende una lista di libri acquistati e di libri effettivamente letti, o almeno iniziati: e poi esprime le sue opinioni come si fa con gli amici, inframezzando il tutto con battute sulla direzione della rivista, sulla sua passione per il calcio, su quello che gli ha impedito di leggere quanto avrebbe voluto, come in una riunione informale davanti al caff&egrave;. E' questo l'aspetto pi&ugrave; interessante del libro, che risulta a volte un po' &quot;fuori contesto&quot;: probabilmente, visto all'interno dell'intera rivista l'opinione sul prodotto finale cambierebbe, ma cos&igrave; si presenta come una serie di consigli di lettura, a volte di libri editi anche in Italia, che &egrave; estremamente godibile anche in quanto tale, sia per lo stile dell'autore, frizzante, vivace ed ironico, sia per il modo in cui Hornby affronta la lettura: ossia come un piacere che va vissuto come tale. Nell'introduzione infatti consiglia chiaramente di abbandonare i libri che ci fanno annaspare; spesso nelle sue liste si trovano libri iniziati ma interrotti e/o abbandonati, nonch&egrave; libri senza titolo e autore perch&egrave; andrebbero stroncati ed &egrave; contro le regole della rivista.<br />Rispetto alle rubriche che si leggono su riviste e quotidiani, lo stile &egrave; completamente diverso. Se leggendo le recensioni &quot;tradizionali&quot; si ha a volte l'impressione di una seriosit&agrave; che a volte esagera con lodi o con biasimi a seconda del libro, e che a volte stronca con una puntigliosit&agrave; che rasenta il piacere puro di stroncare e basta, negli articoli di Hornby non c'&egrave; niente di tutto questo. Mi hanno strappato pi&ugrave; di una risata, mi hanno fatto venire voglia di cercare i libri che sono stati meglio commentati, e anche quelli che sono stati solo citati, per vedere come sono. Mi hanno infastidito, quando trovano l'anonimo innominabile, perch&egrave; avrei voluto sapere cosa evitare. E soprattutto, mi &egrave; piaciuta la sensazione di essere con qualcuno che ama leggere e che vuole condividere questo amore con gli altri, con i suoi lettori, spiegando che ha dovuto spesso barcamenarsi tra il dire quello che voleva e quello che invece le sue esigenze di scrittore richiedevano che dicesse. L'introduzione &egrave;, in questo senso, di una sincerit&agrave; disarmante.<br /><span style="font-style: italic;">Una vita da lettore</span> &egrave; un diario di lettura del tutto informale, simpatico, divertente, trascinante, che parla da uno scrittore che ama leggere a un lettore che ama leggere. E l'essenza della recensione sta esattamente in questo: consigliare libri, dire cosa se ne pensa, anche nel male, lasciando che sia chi riceve il consiglio a decidere. Il tutto con l'amore per la lettura in testa.]]></description>
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          <category domain='http://www.iobloggo.com/archive.php?blogid=13094&amp;cid=46736'>Letture</category>
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       <pubDate>Sat, 26 Apr 2008 21:48:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=516"><![CDATA[Una vita da lettore, di Nick Hornby]]></source>
   </item>
   <item>
       <title><![CDATA[Notre-Dame de Paris, di Victor Hugo]]></title>
       <description><![CDATA[<a href="http://www.anobii.com/books/0157573074e37d526c/" title="Per saperne di più su Notre-Dame de Paris"><img border="0" align="left" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=0157573074e37d526c&amp;time=0" title="Per saperne di più su Notre-Dame de Paris" alt="Immagine di Notre-Dame de Paris" style="padding: 5px;" /></a> Mi risulta difficile dare un giudizio su questo romanzo: da una parte l'ho trovato molto affascinante, dall'altra mi &egrave; sembrato in certi punti molto, troppo noioso (come nei capitoli dedicati all'architettura, che ho trovato sinceramente a volte un po' troppo lunghi). Credo che la storia sia nota a tutti: i personaggi principali sono Claude Frollo, arcidiacono a Parigi presso la cattedrale di Notre-Dame, Quasimodo, un gobbo deforme che ha raccolto sul sagrato della chiesa e che ha cresciuto come figlio adottivo, la Esmeralda, una bellissima zingara, e in misura minore Phoebus, il capitano che far&agrave; innamorare Esmeralda, e Gringoire, un filosofo-poeta che Esmeralda salver&agrave; dall'impiccagione.<br />La cosa che pi&ugrave; ho apprezzato del romanzo &egrave; il modo in cui tutti i personaggi, anche quelli secondari ma che rivestono un ruolo chiave nella vicenda, vengono introdotti con dovizia di particolari (alcuni anche di troppo, ad essere sinceri). I personaggi pi&ugrave; analizzati sono Esmeralda, Quasimodo e Claude, ma anche gli altri, seppur dipinti con meno profondit&agrave;, hanno la loro parte nella storia e ricevono dall'autore quell'attenzione che basta a spiegarne le motivazioni. E' estremamente interessante, a mio avviso, la psicologia di don Claude Frollo, per cui si capisce come l'amore-ossessione per Esmeralda gli risulti strazianti, e la profondit&agrave; di Quasimodo, che ama sia l'arcidiacono sia Esmeralda fino alla morte. In questo senso, ho trovato molto toccante la scena finale. Il romanzo diventa cos&igrave; una sorta di analisi della deformit&agrave; del corpo e della deformit&agrave; degli animi: e questo si nota non solo nella descrizione della follia di Frollo e in quella della superficialit&agrave; di Phoebus (che Quasimodo analizza con estrema lucidit&agrave;), ma anche in quella degli atteggiamenti della folla, presa sia come un organismo unico, sia come scissa in tanti individui che compaiono e scompaiono nel romanzo, ognuno con la sua storia, le sue impressioni, le sue idee che cambiano nel giro di un minuto, come tutte le idee proprio di un gruppo cos&igrave; vasto di persone. Hugo coglie benissimo queste variazioni, l'esultare della folla alle esecuzioni e poi la piet&agrave; suscitata dalla ragazza bellissima, o lo scherno riservato a un uomo con la sfortuna d'esser nato gobbo, guercio e di esser diventato sordo. Tutte cose che variano velocemente e che l'autore registra puntualmente. Ed &egrave; quasi scioccante pensare a come questa puntualit&agrave; potrebbe essere tranquillamente rintracciata anche nelle folle odierne.<br />La storia non &egrave; felice, tutt'altro. E' una storia di amori non corrisposti, di amori rifiutati, di deformit&agrave; e di superficialit&agrave;, di pazzia, il tutto condito dai pettegolezzi della gente, dalla finta piet&agrave;, dal'allegria perch&egrave; anche quel giorno si impicca qualcuno, o qualcuno va al supplizio. La storia &egrave; drammatica, tragica, e ha da sfondo Parigi spesso descritta di notte, ed &egrave; contornata da vicende oscure.<br />E' un classico che va sicuramente letto, anche per notare le differenze con certe trasposizioni cinematografiche che ne sono state tratte. Personalmente ho saltato a pi&egrave; pari alcuni capitoli sull'architettura di Parigi, sia per il mio scarso interesse all'argomento sia perch&egrave; non riuscivo a vederne chiaro il collegamento con il resto del romanzo: mancanza sicuramente mia.]]></description>
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          <category domain='http://www.iobloggo.com/archive.php?blogid=13094&amp;cid=46736'>Letture</category>
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       <pubDate>Thu, 17 Apr 2008 12:18:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=515"><![CDATA[Notre-Dame de Paris, di Victor Hugo]]></source>
   </item>
   <item>
       <title><![CDATA[Il castello dei destini incrociati, di Italo Calvino]]></title>
       <description><![CDATA[<a title="Per saperne di più su Il castello dei destini incrociati" href="http://www.anobii.com/books/01d6263ee10fab782a/" target="_blank"><img border="0" align="left" style="padding: 5px;" alt="Immagine di Il castello dei destini incrociati" title="Per saperne di più su Il castello dei destini incrociati" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=01d6263ee10fab782a&amp;time=0" /></a> I principali motivi per cui ho letto questo libro sono il suo autore e il suo tema portante. Mi piaceva l'idea di vedere come Calvino avesse interpretato le carte dei Tarocchi per trarne delle storie, e quando ho saputo il titolo mi sono fiondata in biblioteca a chiederlo. Purtroppo, avevo troppe aspettative e sono rimasta delusa.<br />Calvino prende s&igrave; spunto dai Tarocchi, ma non dal loro significato: costruisce le storie in base a tecniche che spiega lui stesso, alla fine del libro, ma semplicemente guardando le carte, leggendole per ci&ograve; che vi &egrave; raffigurato. Da appassionata dei Tarocchi, di tutti i giochi divinatori che li riguardano e di tutti i significati che possono avere, la cosa mi ha smontata alquanto. Vedere La Morte trattata come banale morte mi ha deluso tanto, proprio perch&egrave; mi aspettavo che uno scrittore come Calvino sapesse trarne significati particolari, immagini recondite, storie a cui nessuno avrebbe mai pensato fissando i Tarocchi. In realt&agrave;, tutto questo non c'&egrave; ed &egrave; essenzialmente per questo che il libro non mi ha soddisfatta. Non l'ho trovato molto diverso dalle cose ispirate ai Tarocchi che ho letto.<br />Le storie narrate sono comunque piacevoli e tutto sommato non &egrave; certo un libro da buttare. Credo che una persona meno appassionata di me di tarocchi lo apprezzerebbe molto di pi&ugrave; e si divertirebbe a osservare le immagini ai lati delle pagine, per ritrovare nelle carte ci&ograve; che Calvino descrive nel testo. L'esperimento &egrave; affascinante, &egrave; interessante, &egrave; riuscito se ci si vuole fermare appunto al linguaggio superficiale delle immagini. L'idea di base &egrave; quella di due luoghi, il castello nella prima parte e la taverna nella seconda, in cui le persone sono rese mute dalla magia o da un incantesimo, e possono raccontarsi le loro storie e le vicende che li hanno portati l&igrave; solo attraverso le carte. Calvino utilizza tutte e 78 le carte che compongono il mazzo, comprendendo quindi anche gli arcani minori, e lascia che i personaggi le utilizzino, se le rubino, incrociando quindi storie e destini attraverso le carte che usano per raccontare.<br />Insomma, un libro interessante anche per gli appunti dell'autore che spiega come &egrave; arrivato a scriverlo, e perch&egrave; si vede come una storia possa nascere anche dai Tarocchi. Si poteva per&ograve; andare molto pi&ugrave; in profondit&agrave;, lasciar stare le immagini per guardare al ricchissimo linguaggio simbolico dell'intero mazzo, e questo purtroppo &egrave; il suo difetto maggiore. Non lo annovererei tra i migliori testi di Calvino, ma non mi sento di sconsigliarlo.]]></description>
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          <category domain='http://www.iobloggo.com/archive.php?blogid=13094&amp;cid=46736'>Letture</category>
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       <pubDate>Sat, 12 Apr 2008 20:40:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
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   </item>
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       <title><![CDATA[Il fantasma dell'opera, di Gaston Leroux]]></title>
       <description><![CDATA[<a target="_blank" href="http://www.anobii.com/books/01a329e8b91c7818e4/" title="Per saperne di più su Il fantasma dell'Opera"><img border="0" align="left" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=01a329e8b91c7818e4&amp;time=0" title="Per saperne di più su Il fantasma dell'Opera" alt="Immagine di Il fantasma dell'Opera" style="padding: 5px;" /></a> Confesso di aver acquistato <span style="font-style: italic;">Il fantasma dell'Opera</span> perch&egrave; cercavo qualcosa di &quot;leggero&quot; da leggermi in treno, attirata dalla trama e dal prezzo molto basso di questa collana della Newton (questo libro costava 4 &euro;, prezzo accettabilissimo). Ho trovato un romanzo godibilissimo che ho adorato, in un'edizione che mi ha soddisfatta molto per il rapporto qualit&agrave;-prezzo, e che mi ha fatto venir voglia di conoscere di pi&ugrave; Leroux e di cercarmi le varie trasposizioni cinematografiche del romanzo.<br /><span style="font-style: italic;">Il fantasma dell'Opera</span> &egrave; la storia di un amore: l'amore per la musica (che ha una parte fondamentale nel romanzo, e che viene citata spessissimo), e l'amore contrastato nel triangolo di protagonisti, ossia Christine, la bella ed eccellente cantante, Raoul, il nobile che &egrave; innamorato di lei e che lotta per averla, ed Erik, il fantasma, appunto, un uomo con un viso mostruoso su cui porta sempre una maschera, e che si aggira nei sotterranei dell'Op&eacute;ra, dove vive. Se vogliamo, la trama &egrave; piuttosto lineare: Erik insegna a Christine a cantare, presentandosi a lei dapprima come l'Angelo della Musica, e poi come colui che in realt&agrave; &egrave; il fantasma che infesta il teatro e che vorrebbe costringerla a vivere con lui nei sotterranei; Raoul, innamorato della ragazza, ma contrastato per via delle differenze sociali (lui &egrave; nobile, mentre lei &egrave; una ragazza di umili origini), cerca in tutti i modi di averla per s&egrave; (anche se non supera mai i limiti che invece Erik oltrepassa senza problemi; alla fine scopriamo la storia, struggente, che sta dietro alla crudelt&agrave; di Erik, e andiamo incontro al classico lieto fine.<br />Tutto questo, come dicevo, potrebbe dar vita a una trama noiosetta. L'abilit&agrave; di Leroux &egrave; invece quella di tenere tutto in sospeso, di tenere il lettore in tensione fino alle ultime pagine, dosando perfettamente l'alternarsi di scene pi&ugrave; &quot;comiche&quot;, come quelle che riguardano i personaggi di secondo piano, a quelle pi&ugrave; tragiche, ricche di pathos e tensione. In questo senso, non &egrave; stata la lettura &quot;leggera&quot; che mi aspettavo, tutt'altro: il romanzo &egrave; cos&igrave; ben costruito che ci si immerge senza riuscire a separarsene fino a quando non si &egrave; arrivati alla fine. Inoltre, alla base di tutto c'&egrave; una documentazione dettagliata, che permette all'autore non solo di ricostruire i sotterranei dell'Op&eacute;ra cos&igrave; come sono, e di descrivere con maestria la vita dei camerini, ma anche di far credere al lettore che si tratta di una storia reale, con il trucco, utilizzato da svariati autori, della storia vera che per&ograve; pu&ograve; essere narrata solo in quel momento. Si arriva fino a met&agrave; libro circa con la convinzione che il fantasma non esista, in realt&agrave;; ma poi incontriamo Erik e la vicenda prende pieghe inaspettate.<br />Insomma, una lettura secondo me piacevolissima, intrigante e affascinante.<br />L'ultima nota sull'edizione: in quella che vi presento qui, &egrave; presente un'introduzione di Vieri Razzini molto interessante, perch&egrave; analizza le svariate trasposizioni cinematografiche che sono state fatte nel corso degli anni di questo romanzo, e analizza il testo confrontandolo con altri &quot;mostri&quot; della letteratura: Dracula, Frankenstein, il signor Hyde. Una nota a sfavore al carattere utilizzato per la biografia dell'autore, purtroppo molto piccolo.]]></description>
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       <pubDate>Fri, 04 Apr 2008 15:00:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=513"><![CDATA[Il fantasma dell'opera, di Gaston Leroux]]></source>
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       <title><![CDATA[Memorie di una geisha, di Arthur Golden]]></title>
       <description><![CDATA[<a title="Per saperne di più su Memorie di una geisha" href="http://www.anobii.com/books/010a224a6feb229085/" target="_blank"><img border="0" align="left" style="padding: 5px;" alt="Immagine di Memorie di una geisha" title="Per saperne di più su Memorie di una geisha" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=010a224a6feb229085&amp;time=0" /></a> <span style="font-style: italic;">Memorie di una geisha</span> &egrave; un libro parecchio interessante: non si tratta soltanto della storia di Sayuri, la geisha protagonista, ma anche di entrare nelle tradizioni e nei processi che stanno dietro al diventare geisha. La geisha &egrave; una figura che noi occidentali abbiamo spesso banalizzato, trasformandola in una prostituta: ma la geisha non &egrave; una prostituta, &egrave; qualcosa di molto diverso. La geisha, come dice il nome stesso, &egrave; un'artista, capace di danzare, di suonare, di cantare, di intrattenere conversazioni interessanti e fare osservazioni argute. La geisha, in quanto tale, gode di una certa libert&agrave;. E' proprio questo che si propone di fare il romanzo: svelare, almeno in parte, i segreti di questa figura misteriosa e spesso bistrattata e svilita, per farne capire le origini, il lungo processo di apprendimento, le abitudini, i compiti e tutte le tradizioni e superstizioni che le aleggiano intorno.<br />La protagonista &egrave; appunto Sayuri, che viene allontanata dalla famiglia insieme alla sorella quando &egrave; ancora bambina. Giunta a Kyoto, e precisamente a Gion, viene separata dalla sorella e affidata all'<span style="font-style: italic;">okiya</span> (edificio in cui vivono le geishe) in cui incontra Hatsumomo, Zucca, Zietta, la Madre e la Nonna. Questi personaggi saranno importantissimi per lei, sia per i tentativi di sbarrarle la strada (soprattutto dopo la sua fuga) sia perch&egrave; la porteranno, bistrattandola o trattandola benignamente a seconda delle situazioni, a maturare il desiderio di diventare una geisha e quindi a riuscire nel suo scopo.<br />Hatsumomo in particolare &egrave; una geisha affermata che detesta la competizione e la sconfitta, e che far&agrave; di tutto per ostacolare Sayuri nella sua ascesa. E' un personaggio estremamente negativo, sempre falso anche nelle gentilezze, di cui Sayuri non si pu&ograve; fidare. Hatsumomo &egrave; capace di tantissima perfidia, &egrave; estremamente astuta (anche se non applica l'astuzia a ci&ograve; che le potrebbe servire davvero, come l'apprendistato di Zucca) e incredibilmente crudele. A contrapporsi a un personaggio cos&igrave; negativo troviamo per&ograve; il Presidente, l'uomo per cui Sayuri si impegna a diventare geisha, Mameha, una geisha famosissima, rivale accanita di Hatsumomo e da lei odiata spasmodicamente, che far&agrave; da sorella maggiore a Sayuri (ossia, la seguir&agrave; nell'apprendistato, la presenter&agrave; ai suoi migliori clienti, le permetter&agrave; di diventare una geisha famosa e ricercata) e che le rester&agrave; per sempre amica, e alcune altre personalit&agrave; come Nobu, amico del Presidente, e Zucca, almeno nella prima parte del libro.<br />Al di l&agrave; comunque della trama, se vogliamo piuttosto scontata, ci&ograve; che rende davvero interessante il libro &egrave; la documentazione che sta alla base e che permette di ricostruire un mondo a noi sconosciuto: vediamo quindi la vita nell'<span style="font-style: italic;">okiya</span>, la rigida disciplina a cui sono sottoposte la bambine e ragazze che vogliono diventare geishe, la vita frenetica a cui si dedicano geishe e apprendiste geishe, i rituali scaramantici (come la scintilla sulla schiena prima di uscire, o la consultazione di oroscopo e indovini), la tradizione del nome, per cui una parte del nome richiama quello della sorella maggiore, i riti del <span style="font-style: italic;">mizuage</span> (la deflorazione dell'apprendista), i riti della vestizione e delle acconciature, il trucco, le cerimonie del t&egrave; e tutte quelle cerimonie che segnano momenti importanti nella vita della geisha (la scelta della sorella maggiore, il momento in cui diventa apprendista, il <span style="font-style: italic;">mizuage</span>, il momento in cui la geisha accetta l'offerta di un <span style="font-style: italic;">danna</span>, ossia di un uomo che diverr&agrave; il suo amante e si accoller&agrave; le sue spese). E' questo il lato interessante del libro, che per il resto rimane un romanzo e come tale da prendere con pinze.<br />A proposito di questo romanzo, va precisato come alcune delle consuetudini descritte, come quella dell'asta per il <span style="font-style: italic;">mizuage</span> di Sayuri, siano state smentite dalla geisha che l'autore ringrazia pubblicamente a fine romanzo, e che ha poi pubblicato una propria autobiografia: la geisha in questione &egrave; Mineko Iwasaki. Basta cercare questo nome in google per scoprire una serie di articoli che spiegano la diatriba anche giudiziaria che ha coinvolto in seguito Golden e la Iwasaki a proposito dell'immagine di geisha che viene trasmessa dal libro.<br />Per quanto riguarda me, mi limito a dire che questo &egrave; un bel romanzo, piacevole e interessante, che va appunto preso per quello che &egrave;: un romanzo, per quanto ben documentato. Probabilmente, se si vuole sapere di pi&ugrave; sulla geisha e sul mondo in cui si trova a vivere ed esercitare la sua professione, ci sono libri pi&ugrave; qualificati: &egrave; magari in questo senso l'autobiografia di Mineko Iwasaki pu&ograve; essere un inizio.]]></description>
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       <pubDate>Thu, 03 Apr 2008 14:17:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=512"><![CDATA[Memorie di una geisha, di Arthur Golden]]></source>
   </item>
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       <title><![CDATA[Possessione - Una storia romantica, di Antonia S. Byatt]]></title>
       <description><![CDATA[<a title="Per saperne di più su Possessione" href="http://www.anobii.com/books/01d2f46cc038cd7578/" target="_blank"><img border="0" align="left" style="padding: 5px;" alt="Immagine di Possessione" title="Per saperne di più su Possessione" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=01d2f46cc038cd7578&amp;time=0" /></a> Nella storia dei ricercatori, e spesso dei ricercatori letterari, c'&egrave; sempre un qualcosa che si insegue, senza mai trovarlo. Ci si innamora di un'epoca, di un autore, di un letterato; si cerca di ricostruirne la vita, le credenze, di capire chi lo ha influenzato e come. Ma manca sempre qualcosa: mancano, spesso, <span style="font-style: italic;"><span style="font-weight: bold;">le lettere</span></span>, quelle fondamentali, quelle che svelano i segreti pi&ugrave; intimi, quelle in grado di sconvolgere una vita e una ricerca.<br /><span style="font-style: italic;">Possessione</span> racconta di questo: dell'amore per due poeti vittoriani, della ricerca che li coinvolge, della scoperta, eccezionale, di un carteggio che cambia il corso di ricerche e sradica convinzioni. <span style="font-style: italic;">Possessione</span> &egrave; la storia di svariati ricercatori, che ruotano intorno alle figure di due poeti fittizi, Randolph Henry Ash e Christabel LaMotte, e delle persone che i due poeti hanno conosciuto e amato. E' la storia di un amore perduto, svelato da un carteggio nascosto, che contiene in s&egrave; un mistero che va svelato, e che Roland e Maud, i due ricercatori protagonisti, sono decisi a svelare. <span style="font-style: italic;">Possessione</span> &egrave; la storia dell'amore che corre parallelo nel passato e nel presente, la storia di chi ha trovato quello che un ricercatore cerca spesso invano: <span style="font-weight: bold;"><span style="font-style: italic;">le lettere</span></span>.<br />Nel libro si intrecciano ambienti letterari e trama da giallo, spesso piena di suspence. La grande abilit&agrave; dell'autrice sta, secondo me, nella sua capacit&agrave; di rendere perfettamente credibile la vicenda inserendo nel testo i diari, le lettere, i versi, a volte interi poemi dei due amanti scomparsi. A tratti, sono riportati anche alcuni saggi che riguardano Ash e LaMotte, richiamando saggi realmente esistenti. E la cosa stupefacente &egrave; che questo, che potrebbe essere visto anche come uno sfoggio di erudizione eccessivamente pedante, &egrave; ci&ograve; che caratterizza i personaggi: Maud, una donna fredda e rigida, incapace di relazionarsi e lasciarsi andare, che scrive di soglie, quelle stesse soglie che le donne valicano spesso, con le forme che cambiano nel corso degli anni, il parto, il sesso; la sua amica Leonora, che &egrave; una vera e propria esplosione di vitalit&agrave;, che scrive di paesaggi che vengono resi sessuali dal linguaggio delle poetesse; Cropper, quasi un feticista degli oggetti appartenuti ad Ash, che ne scrive una grande biografia; Roland, uno studioso quasi mediocre, che invece fa la grande scoperta. Tutti quei passi, quello spezzare la narrazione, rendono il testo non esattamente facile, a tratti anche un po' pesante. Ma alla fine tutto si ricompone, e si capisce il perch&egrave; della citazione, il perch&egrave; del saggio, il perch&egrave; del diario. Tutte cose all'apparenza inutili che diventano fondamentali, alla fine, perch&egrave; caratterizzano i personaggi quasi pi&ugrave; dei gesti, quasi pi&ugrave; delle parole.<br />Ma, probabilmente detsino del ricercatore, i personaggi non scoprono <span style="font-weight: bold; font-style: italic;">tutto</span>. Il lettore pu&ograve; vedere pi&ugrave; lontano, perch&egrave; l'autrice lo porta nel passato, tre volte, a vedere cose che purtroppo i personaggi non potranno scoprire. E se la storia dei ricercatori rimane incompiuta (il finale &egrave; quantomai aperto e incerto), la storia dei due amanti conosce una finale amaro, triste, quasi struggente.<br />Da notare inoltre il sottotitolo: <span style="font-style: italic;">una storia romantica</span>. Il che &egrave; molto ironico, molto auto-ironico, perch&egrave; la storia &egrave; s&igrave; romantica, ma &egrave; anche molto, molto di pi&ugrave;. C'&egrave; il romanticismo, il giallo, il gusto della ricerca, della scoperta, del seguire le orme dei poeti scomparsi. C'&egrave; l'inquietudine della scena finale, che avviene in un'atmosfera quasi surreale, da thriller. E ci sono i personaggi la cui consapevolezza, di s&egrave; come studiosi, come ricercatori, come persone nella propria interezza (intellettuale, emotiva, sessuale), cresce man mano che la vicenda passata viene scoperta. A questo proposito il personaggio di Maud &egrave; eccezionale, per quello che scopre su se stessa e sul proprio passato.<br /><span style="font-style: italic;">Possessione</span> non &egrave; una lettura leggera, &egrave; anzi spesso piuttosto complessa nel suo gioco di rimandi, nelle citazioni, nei saggi riportati che possono annoiare. Ma &egrave; un romanzo brillante, intelligente, costruito perfettamente anche nei minimi dettagli (basti vedere i poemi riportati, frutto dell'invenzione dell'autrice ma in perfetto stile vittoriano), che va ben al di l&agrave; della storia romantica con cui l'autrice, con un briciolo di malizia, lo classifica. <span style="font-style: italic;">Possessione</span> &egrave; la storia, appunto, di chi viene posseduto: sessualmente, intellettualmente, emotivamente (dall'amore, dall'ossessione, dalle proprie idee anche se non del tutto corrette). Ed &egrave; la storia del lettore, anch'esso posseduto dalla lettura di questo romanzo lento, ma brillante.<br />Insomma, se non vi spaventa la complessit&agrave;, n&egrave; la mole del romanzo (oltre le 500 pagine), questo romanzo vale pi&ugrave; di una lettura.]]></description>
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       <pubDate>Mon, 31 Mar 2008 11:30:00 +0200</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
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       <title><![CDATA[La prosivendola, di Daniel Pennac]]></title>
       <description><![CDATA[<a title="Per saperne di più su La prosivendola" href="http://www.anobii.com/books/0143f00e3436855039/" target="_blank"><img border="0" align="left" style="padding: 5px;" alt="Immagine di La prosivendola" title="Per saperne di più su La prosivendola" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=0143f00e3436855039&amp;time=0" /></a> <span style="font-style: italic;">La prosivendola</span> &egrave; uno dei romanzi che Pennac dedica alla pazza e adorabile famiglia Malauss&eacute;ne. Benjamin, di professione capro espiatorio, &egrave; alle prese con una serie di guai tragici, ma allo stesso divertenti per lo stile di Pennac, le battute che sono sparse nel testo, e in genere l'occhio poco drammatico con cui viene raccontato tutto. Inizialmente, Benjamin decide di rassegnare le proprie dimissioni alla regina Zabo, perch&egrave; proprio non ce la fa pi&ugrave; a fare da valvola di sfogo per tutti gli scrittori il cui manoscritto viene respinto; e poi scopre che, in realt&agrave;, &egrave; tutto per il matrimonio della sorella, che salter&agrave; per un evento tragico e abbastanza raccapricciante.<br />Assunto nuovamente dalla regina Zabo per impersonare uno scrittore famossimo di bestsellers di cui per&ograve; non si conosce n&egrave; il vero nome n&egrave; il viso, Benjamin rimarr&agrave; vittima di un attentato ed entrer&agrave; in un coma da cui &egrave; difficile che possa svegliarsi. Ma la sorella Therese &egrave; sicura, grazie alle sue doti divinatorie, che Benjamin morir&agrave; a 93 anni. E tutta la famiglia rimane inspiegabilmente tranquilla, mentre la polizia continua a indagare sull'attentato.<br />Il libro &egrave; estremamente divertente, anche se alcune cose sono cos&igrave; fuori dal normale che uno, leggendo, si chiede come sia possibile che succedano. Ma la trama non &egrave; tirata pi&ugrave; di tanto e corre verso la fine tra battute, scene comiche, scene serissime e momenti quasi toccanti. E' bellissima la parte in cui si racconta la storia della Prosivendola, ossia la regina Zabo, che si chiama Isabelle, di cui viene narrata una vera e propria passione per i libri, per la carta, per le parole. Un amore che &egrave; iniziato quando lei era bambina e che sembra nutrirla pi&ugrave; del cibo. E' una parte molto bella non solo per quello che racconta, ma anche perch&egrave; rivela qualcosa di pi&ugrave; sul personaggio che la narra a Benjamin in coma: e sembra quasi far intuire un po' d'amore per questa donna che vive e divora i libri. E l'amore tra Benjamin e Julie, che si spiega pi&ugrave; dai gesti e dai non detti che dalle parole che i due si scambiano (poche).<br />Divertentissima infine la parte finale, con i due medici che litigano per la vita di Benjamin, e soprattutto con l'ipocrisia del medico che voleva staccargli il respiratore che racconta in tv di come gli ha salvato la vita.<br />Come dicevo il libro fa parte di una piccola saga dedicata a questa famiglia incredibilmente incasinata e adorabile, ma anche senza aver letto i romanzi che precedono <span style="font-style: italic;">La prosivendola</span> non ho avuto grandi difficolt&agrave; nel seguire la trama. Manca forseun po' di background di alcuni personaggi la cui storia &egrave; probabilmente narrata nei libri precedenti o successivi a questo, ma &egrave; comunque un romanzo godibilissimo e piacevole, e divertentissimo, anche se alcuni tratti sanno far riflettere.<br />Insomma, consigliatissimo!]]></description>
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          <category domain='http://www.iobloggo.com/archive.php?blogid=13094&amp;cid=46736'>Letture</category>
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       <pubDate>Fri, 28 Mar 2008 09:34:00 +0100</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=510"><![CDATA[La prosivendola, di Daniel Pennac]]></source>
   </item>
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       <title><![CDATA[Murata viva, di Leila]]></title>
       <description><![CDATA[<a title="Per saperne di più su Murata viva" href="http://www.anobii.com/books/015c7bda4d4aa1821e/" target="_blank"><img border="0" align="left" style="padding: 5px;" alt="Immagine di Murata viva" title="Per saperne di più su Murata viva" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=015c7bda4d4aa1821e&amp;time=0" /></a> <span style="font-style: italic;">Murata viva</span> &egrave; un libro per certi versi durissimo, quasi indigeribile. La sua autrice (che usa Leila come pseudonimo) &egrave; una ragazza musulmana che vive in Francia, e che subisce tutta una serie di umiliazioni e imposizioni che racconta con lucidit&agrave;, con semplicit&agrave;, ma non per questo con poco sentimento.<br />Leila inizia il suo racconto dalla scena del suo matrimonio combinato con un uomo il cui unico scopo &egrave; ottenere la cittadinanza. E per spiegare come sia potuto accadere, ripercorre la sua vita in famiglia, in cui &egrave; l'unica figlia femmina fino all'adolescenza, e dove viene sottoposta a vessazioni, umiliazioni, restrizioni. Picchiata praticamente ogni giorno, Leila trova nella ribellione al padre uno sfogo al suo desiderio di libert&agrave;, che per&ograve; la riporta in famiglia, alle botte, alle umiliazioni, al servire i fratelli con cui condivide la stanza e che rispettano la sua verginit&agrave; (che, come spiega Leila, &egrave; considerata sacra) ma non il suo corpo. Leila racconta questo momento con una frase fugace, dice solo che suo fratello la umili&ograve; quando era ancora bambina. Non dice chi, non dice altro, e rimane legata alla sua famiglia nonostante tutto. Ma regala al lettore un quadro piuttosto agghiacciante delle condizioni di vita sue e di alcune sue amiche: non possono fumare, non possono parlare con dei ragazzi, non possono comportarsi da &quot;puttane&quot; e pi&ugrave; il libro avanza pi&ugrave; ci si rende conto che praticamente tutto quello che fa una donna &egrave; considerato da &quot;puttana&quot;. In una frase illuminante e purtroppo vera, Leila sottolinea come l'insulto sempre in bocca agli uomini sia proprio &quot;puttana&quot;, proprio perch&egrave; nella cultura in cui vive l'autrice essere una puttana &egrave; orrendo.<br />Leila scappa di casa varie volte, ma torna sempre alla sua famiglia, e ogni volta subisce trattamenti peggiori. Leggere questo libro &egrave; duro proprio per questo: per ci&ograve; che la famiglia la costringe a subire, e per ci&ograve; che lei subisce continuamente e che non riesce ad evitare, perch&egrave; &egrave; la sua consuetudine, ed &egrave; sempre vissuta &quot;murata viva&quot; tra le mura di casa a servire i fratelli nullafacenti, e non ha i mezzi e le conoscenze per cavarsela da sola. La protezione ossessiva della sua reputazione, e della sua verginit&agrave; (le due cose vanno di pari passo) l'ha portata a non sapere come cavarsela se &egrave; affidata a se stessa. Ed &egrave; quindi costretta a tornare sempre nella casa che per&ograve; la uccide dentro, con i suoi divieti, le sue convinzioni, i suoi tentativi di opprimere una volont&agrave; quanto mai resistente.<br />L'unico momento di libert&agrave; di Leila &egrave; il momento in cui trova lavoro, e riesce quindi a guadagnarsi un po' di rispetto (non dettato da affetto, pare) in quanto porta a casa una buona somma di denaro. Ma il suo lavorare di notte, il suo fuggire, il suo carattere cos&igrave; restio ad accettare le umiliazioni senza ribellarsi convincono i genitori a darla in sposa, contro la sua volont&agrave;, ad uno smidollato: ci&ograve; che si legge su quest'uomo &egrave; spaventoso. Non ve lo dico perch&egrave; penso sia importante che chi legge se ne stupisca e inorridisca da s&egrave; per quello che questo tizio (manco merita di essere chiamato uomo) fa, pensa e dice.<br />L'unica cosa buona che Leila ottiene da questo matrimonio &egrave; il figlio, che sar&agrave; colui in grado di portarla fuori dal tunnel tremendo da cui lei, da sola, non riesce ad uscire.<br />Verso la fine, Leila spiega la sua necessit&agrave; di utilizzare uno pseudonimo per pubblicare la sua storia complicata e durissima. Perch&egrave; questo libro &egrave; anche una denuncia e Leila &egrave; una donna, e come tale &egrave; vittima di pregiudizi, di una cultura e di tradizioni che hanno e portano avanti una concezione distorta della donna. E in queste condizioni, pubblicare un libro come <span style="font-style: italic;">Murata viva</span> senza l'anonimato pu&ograve; diventare pericoloso, per lei.<br />Come ripeto &egrave; un libro durissimo, indigeribile, a tratti addirittura incredibile. Mi sono chiesta, spesso, come fosse possibile. Ma poi ho ricordato una mia cara amica, italianissima, che viveva praticamente nelle stesse condizioni di Leila, ma senza botte e senza matrimoni combinati, ho ricordato le donne segregate in casa e picchiate (a volte uccise) da mariti gelosi e violenti, e tutto ci&ograve; che subiscono le donne in genere. E mi sono detta che, purtroppo, non &egrave; cos&igrave; incredibile n&egrave; cos&igrave; impossibile, di qualunque religione, razza e nazionalit&agrave; sia la donna coinvolta.<br />Questo libro merita d'essere letto, non solo per la denuncia che contiene, ma anche per la speranza che sa far intravedere.]]></description>
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       <pubDate>Thu, 27 Mar 2008 11:22:00 +0100</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=509"><![CDATA[Murata viva, di Leila]]></source>
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       <title><![CDATA[Omicidio in paradiso, di Bernard Werber]]></title>
       <description><![CDATA[<a title="Per saperne di più su Omicidio in paradiso" href="http://www.anobii.com/books/017c3f888827059c58/" target="_blank"><img border="0" align="left" style="padding: 5px;" alt="Immagine di Omicidio in paradiso" title="Per saperne di più su Omicidio in paradiso" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=017c3f888827059c58&amp;time=0" /></a> Prima di recensire, alcune premesse.<br />Prima premessa: nella mia edizione non &egrave; indicato da nessuna parte il titolo originale e il traduttore. Il nome del traduttore l'ho trovato per puro caso su anobii. Trovo sia una cosa pessima non inserire il nome del traduttore nelle pubblicazioni italiane. Gi&agrave; questo non depone, per me, a favore del libro.<br />Seconda premessa: questo libro costerebbe 18 euro (secondo il prezzo indicato sul retro). Non li vale. L'ho avuto in omaggio con un'offerta di bol.it e l'ho scelto perch&egrave;, tra i quattro disponibili, mi pareva il migliore. Scelta sbagliata.<br />Terza premessa: ho indicato thriller nel genere perch&egrave; &egrave; cos&igrave; che la copertina presenta il libro. Ma, secondo me, di thriller c'&egrave; ben poco.<br />Detto questo, passo a dare la mia opinione.<br />C'&egrave; un aggettivo che mi ronza in testa riguardo a questo libro: <span style="font-style: italic;">pacchiano</span>. Non so se si usa anche dalle vostre parti, ma nella mia zona pacchiano &egrave; qualcosa di molto... come dire. Esagerato. Per farvi un esempio, un vestito pieno di colori improbabili, pailettes, luccichini e quant'altro &egrave; pacchiano. E' qualcosa di sgradevole, qualcosa di troppo calcato, qualcosa in cui il troppo stroppia. Ecco, questo libro stroppia e fallisce clamorosamente nella creazione della suspence che invece si vorrebbe trovare in un libro che si dice essere un thriller.<br />Partiamo dalla trama: un uomo, morto quando un boeing gli &egrave; caduto sulla casa, &egrave; dapprima diventato angelo, e poi uno degli eletti per andare a vivere a Olimpia. Olimpia &egrave; una citt&agrave; situata sull'isola denominata Eden, in cui vivono gli dei dell'antica Grecia, i mostri mitologici (come il Leviatano, le Sirene, i Satiri, eccetera), e i loro alunni, ovvero gli angeli che, come il protagonista, sono stati eletti a diventare apprendisti dei. Per diventare un dio, infatti, bisogna seguire le lezioni degli dei greci (Crono, Efesto, Poseidone, Marte, Afrodite), che insegnano come sterminare l'umanit&agrave;, come creare cataclismi, come far nascere la vita e far crescere le popolazioni e tutte quelle cose che si presume facciano gli dei. Ma c'&egrave; anche un mistero nell'isola: una montagna che emette segnali luminosi e che gli alunni non possono assolutamente visitare. Ovviamente, gli alunni invece vogliono visitarla e correndo decine di rischi inutili cercano di scalare la montagna proibita. Nel frattempo, ogni tanto viene ucciso uno degli alunni (presumo che il thriller stia in questo...).<br />Questo in soldoni. Nella teoria potrebbe anche essere interessante, se non fosse che l'autore crea un pasticcio immane tra la narrazione delle lezioni, e poi le spedizioni alla montagna, e poi sfoggi di erudizione tramite brani che dovrebbero essere l'enciclopedia dello scibile scritta da uno dei personaggi. E il punto dolente sono questi intermezzi (in cui l'autore ci tiene a far sapere chi sono gli dei e i mostri mitologici che presenta): basta pensare che uno di questi &egrave; la ricetta della torta al cioccolato. Non scherzo: capitolo 39, provare per credere. Ah, dimenticavo, ci sono pure le trasmissioni tv degli ex protetti del protagonista: le tre persone di cui &egrave; stato angelo custode. In pratica sono scuse per parlare di cose serissime, come l'emarginazione dei coreani in Giappone, i rituali delle trib&ugrave; africane, la morte, e cos&igrave; via. Affrontati per&ograve; in maniera piuttosto superficiale.<br />Comunque, non &egrave; che i personaggi rendano un gran favore al libro. Sembra che l'autore abbia cercato di ficcarci pi&ugrave; nomi possibile per far colpo. Infatti, l'Eden non tollera che ci siano raggruppamenti nazionalistici, quindi seleziona angeli di una sola nazione per volta, per creare la propria classe di apprendisti dei. Questa volta era la Francia. A questo punto parte lo snocciolamento di nomi: Mata Hari, Rousseau, Voltaire, Debussy, Proudhon (che poi scopriremo essere stato l'angelo custode di Agatha Christie), Marilyn Monroe. Perch&egrave; la Monroe tra i francesi? Perch&egrave; nel paradiso ha trovato l'uomo della sua vita, un rabbino francese, l'ha sposato e quindi ha preso la cittadinanza francese. Nell'Eden sono sensibili all'amore, evidentemente.<br />Ah, e vi ho detto che gli studenti sono dotati di una croce ansata (simbolo ricchissimo) che accende la TV, distrugge, modifica il DNA e pu&ograve; ammazzare? E che si pu&ograve; ricaricare come si ricarica un cellulare?<br />Insomma. La trama &egrave; spesso noiosetta, sentiamo questo tipo che ci parla delle lezioni e delle spedizioni e della torta al cioccolato e alla fine la domanda &egrave;: &quot;e quindi?&quot; La fine forse vorrebbe essere aperta, ma &egrave; scontata. Non &egrave; assolutamente un colpo di scena, uno non se ne stupisce. Inoltre, non d&agrave; risposta ai vari ammazzamenti in piazza. Di thriller non c'&egrave; nulla, perch&egrave; gli studenti non hanno assolutamente paura dell'assassino, anzi. Ci si abituano e finisce per abituarcisi anche il lettore. Quindi quando uno muore, si pensa &quot;fuori un altro&quot;. L'idea della scuola degli dei lascia piuttosto perplessi. Lo sciorinamento di nomi famosi non pare avere nessuno scopo se non mettere qualche nome nel testo. E insomma, un libro che non vale proprio i 18 euro che la Mondadori vorrebbe farsi dare. Chiuso il libro, ho ringraziato fosse un omaggio (e ho capito il perch&egrave; regalassero 18 euro cos&igrave;).<br />Un brutto libro, un brutto thriller, un cattivo saggio di mitologia. Da lasciar perdere.]]></description>
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       <pubDate>Sun, 09 Mar 2008 15:41:00 +0100</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=506"><![CDATA[Omicidio in paradiso, di Bernard Werber]]></source>
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       <title><![CDATA[Novelle orientali, di Marguerite Yourcenar]]></title>
       <description><![CDATA[<a target="_blank" href="http://www.anobii.com/books/01388c1be8cc9eb930/" title="Per saperne di più su Novelle orientali"><img border="0" align="left" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=01388c1be8cc9eb930&amp;time=0" title="Per saperne di più su Novelle orientali" alt="Immagine di Novelle orientali" style="padding: 5px;" /></a> L'Oriente fa da sfondo a queste novelle della Yourcenar, tutte bellissime, tutte godibilissime, tutte che parlano di mondi lontani e che te li fanno sentire cos&igrave; vicini. Un Oriente vasto, che tocca l'India, i Balcani, il Giappone, la Grecia. Le storie sono piuttosto brevi (il libro conta poco pi&ugrave; di 130 pagine), ma sono in grado di immergere il lettore in un mondo cos&igrave; vivido che ti sembra di sentirtelo intorno. E lo stile &egrave; meraviglioso, ammaliante, certe espressioni sono indimenticabili. Ho divorato le pagine, ora col sorriso, ora con le lacrime, ora con l'amaro in bocca per un finale malinconico e nostalgico. E ho amato l'interpretazione di taluni miti, la descrizione di leggende, l'immaginazione di questa scrittrice che ho sempre guardato da lontano senza avere coraggio di avvicinarmi.<br />Le dieci storie del volume toccano dieci mondi diversi, dieci miti, e arrivano a toccare anche con una semplicit&agrave; disarmante temi complessi, quale quello degli estremi dell'amore materno: con la madre che dona il latte al figlio anche da murata viva, e con la madre che invece acceca il proprio per usarlo quando va a mendicare: <span style="font-style: italic;">c'&egrave; madre e madre</span>, scrive l'autrice, sottolineando con una frase semplicissima, quasi un luogo comune, il tema che permea una novella tenera, struggente, una novella di amore indistruttibile. E' tenerissima <span style="font-style: italic;">Nostra Signora delle Rondini</span> che fonde la religione greca, con le sue Ninfe, e quella cristiana che vuole soppiantarla. Ho adorato <span style="font-style: italic;">Come Wang-F&ocirc; fu salvato</span> per il modo a mio avviso stupefacente con cui descrive la pittura. Mi sono commossa con <span style="font-style: italic;">L'ultimo amore del principe Genji</span>, per questa figura di donna che accudisce e mi ha fatto tenerezza la sua dedizione, purtroppo vana.<br />In ogni storia c'&egrave; qualcosa che merita di essere ricordato, di essere citato, di essere letto. E' una lettura breve, scorrevole, che affascina il lettore con lo stile semplice, diretto, comprensibile, con l'incredulit&agrave; di ci&ograve; che racconta.<br />Credo che quest'anno <span style="font-style: italic;">Novelle orientali</span> sar&agrave; la prima delle mie riletture. E credo che lo sar&agrave; per molti anni ancora.]]></description>
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          <category domain='http://www.iobloggo.com/archive.php?blogid=13094&amp;cid=46736'>Letture</category>
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       <pubDate>Sat, 08 Mar 2008 16:29:00 +0100</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
       <source url="http://wideawake.iobloggo.com/archive.php?eid=505"><![CDATA[Novelle orientali, di Marguerite Yourcenar]]></source>
   </item>
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       <title><![CDATA[Nessun dove, di Neil Gaiman]]></title>
       <description><![CDATA[<a target="_blank" href="http://www.anobii.com/books/01d82a10763b9dadb0/" title="Per saperne di più su Nessun dove"><img border="0" align="left" src="http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?type=4&amp;item_id=01d82a10763b9dadb0&amp;time=0" title="Per saperne di più su Nessun dove" alt="Immagine di Nessun dove" style="padding: 5px;" /></a> Sotto a Londra, sotto al mondo, esistono cunicoli infiniti e mondi inesplorati. Mondi in cui precipitano le persone che cadono nelle fenditure, e che attraversano le bolle di tempo residue, e che vengono dimenticate da chi vive nel mondo sopra.<br />Richard Mayhew &egrave; un normalissimo ragazzo che trova lavoro a Londra, si trasferisce, trova nuovi amici, una fidanzata che lo trascina nei musei e nei centri commerciali rendendogli i piedi doloranti e i fine settimana noiosi. Una vita tranquilla, serena, senza scossoni, fino a che una sera, all'improvviso, una ragazza sbuca sul marciapiede e lui decide di aiutarla. E' Lady Porta, figlia maggiore di Lord Portico. Un personaggio che ha un ideale poco condiviso: unire tutte le baronie di Londra Sotto. Da allora la vita di Richard cambier&agrave; e succederanno cose sempre pi&ugrave; strane, sempre pi&ugrave; incredibili, e sempre pi&ugrave; affascinanti. In Richard rimarr&agrave; sempre la voglia di tornare a casa, alla sua vita normale, senza Parla-coi-ratti e senza tutte le stranezze che deve affrontare nel lungo viaggio che percorre al fianco di Porta, della sua guardia del corpo e del magnifico Marchese de Carabas, come qualcuno che non ha alternative se non seguire chi ne sa pi&ugrave; di lui.<br />Veniamo a conoscenza, quindi, di un mondo fantastico che si snoda nelle viscere di Londra (e da accenni successivi della guardia del corpo di Lady Porta, anche in quelle delle altre citt&agrave;). Si tratta di un mondo in cui tutto quello che noi conosciamo, come lo spazio vuoto alla banchina nella metropolitana, assume un nuovo significato, magico, pericoloso, affascinante: geniale. Il mondo sotto a Londra &egrave; immenso, &egrave; infinito, &egrave; uno specchio della Londra Sopra in cui tutto si capovolge: e cos&igrave; il Knight's Bridge diventa il Night Bridge, il ponte della notte su cui &egrave; necessario pagare un pedaggio strano, e Blackfriars diventano i Frati Neri, custodi di un oggetto al centro della ricerca di Lady Porta e della sua compagnia. Compagnia eterogenea, divertente, stramba e affascinante nella sua stranezza, nella sua saggezza, nella sua conoscenza di Londa Sopra e soprattutto di Londra Sotto, nei suoi pericoli, nei suoi trucchi, nei suoi luoghi.<br />Richard &egrave; un eroe che a tratti fa morire dal ridere. Citare un solo passo del libro significa far torto a tutti gli altri perch&egrave; ci sarebbe da citare ogni sillaba, ma come si fa a non scoppiare a ridere quando Gaiman scrive: <span style="font-style: italic;">Richard si sentiva stranamente orgoglioso. Aveva dimostrato il proprio valore nella Prova. Era Uno di Loro. Sarebbe Andato e avrebbe Portato del Cibo. Gonfi&ograve; il petto</span>. Come si pu&ograve; resistere a questa combriccola che non si lascia mai vincere, che non si arrende, che affronta tutto con l'istinto di chi vive da anni, da decenni, da secoli a Londra Sotto, che &egrave; caduta nelle fenditure e ha trovato un mondo impossibile eppure reale?<br />Sotto a Londra, sotto al mondo, esistono cunicoli infiniti e mondi inesplorati. Mondi in cui precipitano le persone che cadono nelle fenditure, e che attraversano le bolle di tempo residue, e che vengono dimenticate da chi vive nel mondo sopra: e leggere <span style="font-style: italic;">Nessun dove</span> &egrave; intraprendere un viaggio in questi mondi magici e meravigliosi che dispiace lasciare, e di cui si vorrebbe sapere di pi&ugrave; perch&egrave; i posti toccati, che hanno la loro corrispondenza in Londra Sopra, nella Londra che magari abbiamo visitato d'estate, questi posti reinterpretati alla luce di un fantasy estremamente originale, ironico e divertente, be'...questi posti alla fine ti mancano. Alla fine chiudi il libro con una po' di nostalgia, perch&egrave; un'altra battuta del Marchese de Carabas ti piacerebbe sentirla, o una barzelletta del vecchio Old Bailey raccontata sui tetti della citt&agrave; ti piacerebbe ascoltarla.<br />Alla fine chiudi il libro, con un gran sorriso, con la certezza che Londra Sotto ti &egrave; rimasta dentro e che abitarci, alla fin fine, non deve essere tanto male.]]></description>
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       <pubDate>Fri, 07 Mar 2008 21:39:00 +0100</pubDate>
       <dc:creator>Alessia Heartilly</dc:creator>
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